
Luca vive in periferia con i suoi genitori, frequenta la terza media e non ha amici, tranne Christian, appassionato di calcio. Quando scopre che non può più andare a judo per i problemi economici della famiglia, entra in crisi.
Si chiude in se stesso. Prova vergogna e un senso di disagio nei confronti degli altri. Subisce un’umiliazione durante una festa, in cui tre compagni noti per l’arroganza e la violenza scatenano una rissa.
Sembra che tutto vada male. Luca si sente isolato e vorrebbe tornare a sorridere come una volta.
Ad aiutarlo il maestro di judo e la nuova compagna Maylin, con la quale nasce un’amicizia che diverrà un sentimento affettuoso.
Il futuro sembra per lui ancora incerto e tutto in salita: vorrebbe andare al liceo scientifico, ma non sa se potrà farlo.
Dopo l’estate, il papà risolve i problemi e in tutta la famiglia torna la speranza, dimenticandosi quei mesi di sentimenti altalenanti e pessimisti.
Si chiude in se stesso. Prova vergogna e un senso di disagio nei confronti degli altri. Subisce un’umiliazione durante una festa, in cui tre compagni noti per l’arroganza e la violenza scatenano una rissa.
Sembra che tutto vada male. Luca si sente isolato e vorrebbe tornare a sorridere come una volta.
Ad aiutarlo il maestro di judo e la nuova compagna Maylin, con la quale nasce un’amicizia che diverrà un sentimento affettuoso.
Il futuro sembra per lui ancora incerto e tutto in salita: vorrebbe andare al liceo scientifico, ma non sa se potrà farlo.
Dopo l’estate, il papà risolve i problemi e in tutta la famiglia torna la speranza, dimenticandosi quei mesi di sentimenti altalenanti e pessimisti.
Estratto
Dal quinto piano le persone sembrano ancora più di fretta il lunedì mattina, persino la signora Michela che letteralmente trascina suo figlio Giovanni per il cappuccio della felpa. Non si sente cosa gli dica da qua sopra, ma di certo saranno le solite cose. «Sbrigati, che facciamo tardi. Non vorrai prenderti l’ennesimo richiamo! Guarda che l’autobus sta per passare». Poi conclude, una volta che lo ha visto salire, con «Mi raccomando...», gridato a gran voce, cercando lo sguardo del figlio. Di cosa debba raccomandarsi ogni giorno, però, non si sa.
Ogni finestra dei palazzi di fronte tradisce piccoli drammi quotidiani: il toast bruciato, il latte versato fuori dalla ciotola dei cornflakes, l’ombrello dimenticato, un buongiorno non dato perché c’è appena stata una discussione.
Il custode del civico di fronte controlla, fingendo di spazzare il cortile, le uscite mattutine. Saluta solo chi gli va a genio o gli dà una lauta mancia a Natale.
“Eh già, fra tre mesi è di nuovo Natale”, pensa Luca, sembra impossibile che il tempo corra così in fretta, “Sembra ieri che siamo tornati da Cesenatico…”
Lì, in quel posto pieno di persone che sembrano formiche in spiaggia, c’era anche lui, con un gruppetto di coetanei che se la raccontavano o, meglio, commentavano di tanto in tanto quel che passava sui loro telefonini. Ma perlomeno erano ancora in vacanza, il che soprattutto voleva dire niente lezioni, orari, roba da studiare, attività imposte, per prime quelle scelte dal professore d’italiano che li costringe spesso a visitare qualche museo o ad assistere a qualche insolita commedia con teatranti sconosciuti, che verrà poi commentata una volta rientrati a scuola.
Sempre meglio a Cesenatico. Vicino al bar, a fianco delle cabine, seduti lì quindi, piuttosto che restare cinque o sei ore in aula tutti i giorni, aspettando quel suono isterico della campana che scandisce l’entrata e l’uscita dei vari insegnanti dall’aula, manco fossero medici che vanno e vengono in osservazione. E senza nemmeno il tempo di sgranchirsi le gambe e pensare un po’. Sì, ma a cosa?
Il fox terrier della vicina del monolocale a piano terra, anziana e vedova che sembra vivere in simbiosi con quel malandato animale facendo a gara con lui sugli acciacchi, abbaia sempre alla stessa ora, mentre varca l’androne. Lui non pensa ad altro che uscire finalmente al mattino presto, fare i suoi bisogni, annusare qua e là, e fingere di sapersi difendere mostrando i denti ai cani del quartiere più grossi di lui che, però, nemmeno lo degnano di uno sguardo.
“Tra i quattro zampe c’è più equilibrio”, pensa Luca mentre afferra una ciambella un po’ troppo asciutta preparata da sua madre.
“Vado!”, le urla prendendo lo zaino a terra nella sua camera, infilando la porta di casa, prima che anche lei ceda alla stessa tentazione della signora Michela di raccomandarsi per non si sa che. Giovanni è ancora in quinta elementare, mentre lui no, caspita, ha appena iniziato l’ultimo della secondaria di primo grado. E, fra un anno, a quest’ora, se tutto va bene, varcherà i cancelli dell’istituto tecnico o, addirittura, del liceo. Il tempo corre infatti. Così anche adesso sa che deve spicciarsi, perché l’insegnante di matematica, alla prima ora, è il meno tollerante fra tutti sui ritardi. E con lui, Luca non vuole giustificarsi. Già lo intimorisce non appena lo guarda, al punto che, pur avendole studiate, dimentica tutte le formule e si confonde spesso sui simboli.
E, poi, non vuole sentire i soliti risolini di quei tre o quattro compagni che non vedono l’ora di divertirsi alle spalle di chi è in difficoltà. Manco fossero perfetti, loro!
Affretta il passo, l’autobus è andato via liscio sulla corsia preferenziale, nessuno si è messo in mezzo bloccandola o rallentando la corsa del grosso mezzo pubblico intralciandola magari con un pericolosissimo monopattino.
(il romanzo continua...)

