Partito per trascorrere il periodo di ferie estive in un luogo che lo affascina, il personaggio principale di questo romanzo di fantascienza sociale si trova immerso in un’avventura colma di paradossi e luoghi comuni, che lo proiettano al centro di un esperimento sociale radicale.
Ecco, allora, che si troverà a fare i conti con le sue abitudini, scoprendo così le informazioni e i modi di essere che sono ormai propri, da un decennio, di una società evoluta presente nell’Esperimento.
In definitiva, senza dimenticare una certa componente allegra e divertente, questo racconto ci porta in un vortice di idee rivoluzionarie e inusuali, davvero capaci di ispirare tutti coloro volessero vedere il mondo con occhi diversi.
Un libro particolare, profondo e leggero allo stesso tempo, che di fatto è un buon mezzo per riflettere e valutare quanto può esserci di sbagliato nelle proprie abitudini quotidiane.
«Pronto?»
«Ciao, sono io…»
«Oh, ciao! Come stai? Tutto bene?»
«Sì, sì…»
«Allora? Hai deciso?»
«Sì, un paio di giorni e parto. Giusto il tempo di prepararmi. Devo fare un po’ di documenti, ma non dovrebbe volerci molto…»
«Bene, passa nel pomeriggio che mi dici tutto e organizziamo insieme…»
«Va bene, grazie! Speravo che me lo dicessi…»
«Ma secondo te!?! Decidi di andare Di Là e ti lascio da solo? Non eravamo amici?»
«Ah, ah! Grazie! Per fortuna che esisti! Ci vediamo oggi, vengo presto…»
«Ti aspetto».
Chiudo la chiamata.
È un viaggio importante. Ormai ho deciso di andare Di Là. Di Là, nell’Esperimento. L’idea del diario mi sembra ottima. Non abbiamo più notizie certe. Trascorsi i primi anni non arrivano più informazioni precise.
E comunque, quindici giorni di vacanza in Sicilia mi sembrano spesi bene.
«Chi è adesso?», rispondo al telefono. «Pronto?»
«Buongiorno, qui è la banca. Deve passare nel pomeriggio per firmare i documenti e ci serve una sua intervista. Deve farla di persona, non si può fare per telefono».
«Va bene, ma che genere di intervista? Non capisco... E poi, che documenti devo firmare? Per cosa?»
«Non si preoccupi, lo scopre oggi quando viene. A dopo. Arrivederci».
«Va bene, ma a che ora vengo? A che ora è l’appuntamento? ...pronto? ...pronto? ...ha chiuso!»
Non capisco cosa c’ entrI la banca e perché poi vogliono che firmi questi documenti… L’intervista, poi, mi sembra ridicola.
Non posso mangiare, non ho fame. Esco. Le auto sono troppo silenziose e rischio di non sentirle ed essere investito. Per fortuna sono tutti gentili e non hanno fretta. Forse non rischio molto la vita. Sono emozionato, ma calmo nello sviluppare i miei pensieri.
Potrei andare a mangiare una pizza nella pineta, in quella pizzeria con i dinosauri finti che sembrano volare davvero, mi fanno ancora un po’ paura…
Sorrido.
Ma non ho fame... Come faccio a mangiare con lo stomaco in subbuglio?
«Pronto, Oreste? Senti, ma se venissi adesso?»
«Mah, stavo mangiando... Se vuoi, si divide…»
«No, no! Non ho fame. È che dopo devo andare in banca, vogliono un’intervista…»
«Un’intervista? Sei diventato famoso? Ah, ah, ah!»
«Ma che ne so! Dicono che vogliono intervistarmi e poi ci sono dei documenti da firmare… Senti, vengo; che se vado ancora in giro, rischio di farmi investire! Ho troppe cose per la testa, che non cammino dritto…»
«Vieni, vieni…», e chiude la chiamata.
Ecco, allora, che si troverà a fare i conti con le sue abitudini, scoprendo così le informazioni e i modi di essere che sono ormai propri, da un decennio, di una società evoluta presente nell’Esperimento.
In definitiva, senza dimenticare una certa componente allegra e divertente, questo racconto ci porta in un vortice di idee rivoluzionarie e inusuali, davvero capaci di ispirare tutti coloro volessero vedere il mondo con occhi diversi.
Un libro particolare, profondo e leggero allo stesso tempo, che di fatto è un buon mezzo per riflettere e valutare quanto può esserci di sbagliato nelle proprie abitudini quotidiane.
Estratto
«Pronto?»
«Ciao, sono io…»
«Oh, ciao! Come stai? Tutto bene?»
«Sì, sì…»
«Allora? Hai deciso?»
«Sì, un paio di giorni e parto. Giusto il tempo di prepararmi. Devo fare un po’ di documenti, ma non dovrebbe volerci molto…»
«Bene, passa nel pomeriggio che mi dici tutto e organizziamo insieme…»
«Va bene, grazie! Speravo che me lo dicessi…»
«Ma secondo te!?! Decidi di andare Di Là e ti lascio da solo? Non eravamo amici?»
«Ah, ah! Grazie! Per fortuna che esisti! Ci vediamo oggi, vengo presto…»
«Ti aspetto».
Chiudo la chiamata.
È un viaggio importante. Ormai ho deciso di andare Di Là. Di Là, nell’Esperimento. L’idea del diario mi sembra ottima. Non abbiamo più notizie certe. Trascorsi i primi anni non arrivano più informazioni precise.
E comunque, quindici giorni di vacanza in Sicilia mi sembrano spesi bene.
«Chi è adesso?», rispondo al telefono. «Pronto?»
«Buongiorno, qui è la banca. Deve passare nel pomeriggio per firmare i documenti e ci serve una sua intervista. Deve farla di persona, non si può fare per telefono».
«Va bene, ma che genere di intervista? Non capisco... E poi, che documenti devo firmare? Per cosa?»
«Non si preoccupi, lo scopre oggi quando viene. A dopo. Arrivederci».
«Va bene, ma a che ora vengo? A che ora è l’appuntamento? ...pronto? ...pronto? ...ha chiuso!»
Non capisco cosa c’ entrI la banca e perché poi vogliono che firmi questi documenti… L’intervista, poi, mi sembra ridicola.
Non posso mangiare, non ho fame. Esco. Le auto sono troppo silenziose e rischio di non sentirle ed essere investito. Per fortuna sono tutti gentili e non hanno fretta. Forse non rischio molto la vita. Sono emozionato, ma calmo nello sviluppare i miei pensieri.
Potrei andare a mangiare una pizza nella pineta, in quella pizzeria con i dinosauri finti che sembrano volare davvero, mi fanno ancora un po’ paura…
Sorrido.
Ma non ho fame... Come faccio a mangiare con lo stomaco in subbuglio?
«Pronto, Oreste? Senti, ma se venissi adesso?»
«Mah, stavo mangiando... Se vuoi, si divide…»
«No, no! Non ho fame. È che dopo devo andare in banca, vogliono un’intervista…»
«Un’intervista? Sei diventato famoso? Ah, ah, ah!»
«Ma che ne so! Dicono che vogliono intervistarmi e poi ci sono dei documenti da firmare… Senti, vengo; che se vado ancora in giro, rischio di farmi investire! Ho troppe cose per la testa, che non cammino dritto…»
«Vieni, vieni…», e chiude la chiamata.
(il romanzo continua)

