Un furto di vecchi strumenti di lavoro in una bottega di un artigiano dà inizio a un’indagine che sfida ogni logica e mette a nudo le tensioni interne alla questura.
La vita di un tranquillo paese di provincia viene sconvolta da una serie di omicidi, che dimostrano la presenza di un assassino seriale.
L’intera squadra della Polizia di Stato è chiamata a cercare il colpevole, che colpisce le proprie vittime lasciando sulla scena del crimine proprio uno degli attrezzi rubati.
Con colpi di scena, ritrovamenti insoliti, macchinazioni e inganni economici, le piste sembrano diventare sempre più complesse e difficili da seguire.
I protagonisti di questo romanzo giallo si impegnano molto nel cercare di svelare il mistero, per quanto abbiano anche loro da fare i conti con le proprie manie e fragilità psicologiche, che li fanno essere comunque fragili e umani.
I colpi di scena e le rivelazioni a sorpresa sono in grado di coinvolgere ogni lettore, costringendolo a rimanere con il fiato sorpreso dall’inizio alla fine.
La vita di un tranquillo paese di provincia viene sconvolta da una serie di omicidi, che dimostrano la presenza di un assassino seriale.
L’intera squadra della Polizia di Stato è chiamata a cercare il colpevole, che colpisce le proprie vittime lasciando sulla scena del crimine proprio uno degli attrezzi rubati.
Con colpi di scena, ritrovamenti insoliti, macchinazioni e inganni economici, le piste sembrano diventare sempre più complesse e difficili da seguire.
I protagonisti di questo romanzo giallo si impegnano molto nel cercare di svelare il mistero, per quanto abbiano anche loro da fare i conti con le proprie manie e fragilità psicologiche, che li fanno essere comunque fragili e umani.
I colpi di scena e le rivelazioni a sorpresa sono in grado di coinvolgere ogni lettore, costringendolo a rimanere con il fiato sorpreso dall’inizio alla fine.
Estratto
Giovanna stringeva il volante dell’auto, guidando come un automa sotto la pioggia uggiosa. Una cornice davvero triste e incolore per quelli che sarebbero stati i suoi ultimi istanti di vita.
Il suo triplice ruolo di impiegata, massaia e madre aveva reso quella giornata estenuante. Ne aveva parlato spesso con suo marito Salvatore, senza arrivare a nessuna soluzione, pur passando da accese discussioni ad aspre litigate. D’altronde lui, commissario di Pubblica Sicurezza, aveva un lavoro senza orari e con frequenti imprevisti. Lui era buono, lei lo sapeva, e l’amava più ora di quando si erano conosciuti, ancora ragazzini. E poi c’era Filippo, il loro meraviglioso bambino. Tutti e due stravedevano per lui, soprattutto il padre, che ne aveva fatto una ragione di vita.
Un roco suono gutturale la distolse dai propri pensieri. Sdraiato sui sedili posteriori, suo figlio stava dormendo, esausto dopo un pomeriggio di giochi a casa di un amichetto. Quelle apnee, sempre più frequenti durante il sonno, erano per lei una preoccupazione ulteriore. Aveva da tempo fissato una visita specialistica e sapeva che avrebbe dovuto conciliare pure quell’impegno con tutto il resto.
Intanto il tergicristallo, azionato in modalità lenta, se da una parte aiutava la visuale della carreggiata, dall’altra fungeva da metronomo per una malinconica melodia. Non c’era motivo di stare allegra. Giunta a casa ci sarebbe stata da inventare una cena e, nel ripostiglio, la stava aspettando un’intera cesta di biancheria, che giaceva in attesa di essere stirata già da qualche giorno.
Le spazzole consumate, strusciando sul parabrezza, provocavano un rumore che le ricordava il gracidare delle rane. Nemmeno questa colorita riflessione ebbe un effetto benefico sul suo umore.
La temperatura esterna si era abbassata, causando un leggero appannamento dei vetri, che Giovanna aveva scambiato per la nebbia che ora stava scendendo sempre più fitta. Protese una mano verso il comando del climatizzatore e lo sguardo le cadde sul cruscotto: la spia del carburante segnava rosso.
Si lasciò andare a una sequela di imprecazioni, che la fecero arrossire di rabbia e di vergogna. Era dalla mattina che voleva fare rifornimento, ma per colpa della fretta, degli impegni e della distrazione aveva perso tutte le opportunità che le si erano presentate. Ne aveva fatti di chilometri e ora temeva di non riuscire ad arrivare a casa.
Per fortuna, ancora poche centinaia di metri e avrebbe incontrato una stazione di servizio, l’ultima a sua disposizione.
Mise la freccia, accostando a destra, nonostante la strada fosse completamente deserta. In una serata del genere, e per di più in periferia, non circolava anima viva. L’ambiente era spettrale. Le case in lontananza avevano le imposte chiuse. Filtrava appena un filo di luce.
“La gente normale”, pensò, “è già a cena o davanti alla televisione. Quanto tempo è, rifletté, che non vedo per intero un programma alla TV!”
Del libro, che giaceva sul suo comodino, non ricordava neanche l’inizio!
Scesa dall’auto, fu investita da una folata di vento gelido. Si stropicciò le mani per infondersi un po’ di calore. Si guardò attorno. La brezza che scendeva dai monti le portò la fragranza dell’alloro, che nei dintorni segnava il confine fra le proprietà.
Il silenzio assoluto era rotto, in lontananza, soltanto dallo scorrere dell’acqua del fiume. Su quel lato il buio era totale, tanto da farlo sembrare un universo senza stelle. L’odore pungente di benzina scalzò via quell’effimero piacere, riportandola alla realtà.
Si sporse dentro l’abitacolo per estrarre una banconota dalla borsetta, che di nuovo appoggiò sul sedile, lasciando aperto lo sportello per non correre il rischio di svegliare il bambino.
A causa delle mani intirizzite ebbe difficoltà a inserire i soldi nella fessura. Digitò frettolosamente sul display. Una strana sensazione la stava attanagliando. Una sorta di lugubre premonizione.
Mentre estraeva la pistola dalla colonnina del distributore, il suo sguardo fu catturato da una telecamera di sorveglianza. Sembrava che una gigantesca ragnatela pendesse dalla tettoia. Guardando meglio, si accorse che si trattava di uno straccio. “Che strano modo di fare le pulizie!”, chiosò con sufficienza. E iniziò a riempire il serbatoio. Voltandosi dalla parte opposta, notò la stessa copertura sull’altra telecamera.
Improvvisamente un campanello d’allarme risuonò nella sua mente. Quel presentimento, che l’aveva colta nello scendere dall’auto, si manifestò di nuovo, improvviso e coinvolgente. Il senso di smarrimento divenne tensione nell’udire un fruscio di passi alle sue spalle. Una figura tetra si stava avvicinando. Un cappello di lana calato sulle sopracciglia e degli inutili occhiali da sole fecero precipitare Giovanna nel terrore. Due labbra carnose, che stringevano un mozzicone di sigaro acceso, si aprirono in un sorriso maligno. Le si gelò il sangue nelle vene. Si voltò dall’altra parte, come a voler fuggire. Nel frattempo un complice, anche questo mascherato, aveva già impugnato la borsetta per un manico.
La donna si gettò su di lui per difendere i propri averi, ma il primo malvivente le fu subito addosso. Durante la breve colluttazione, alcuni fiotti di benzina si riversarono per terra. Giovanna cadde al suolo: con lei, nella concitazione della lotta, cadde anche il mozzicone ardente. Fu un attimo. Lunghe lingue di fuoco avvolsero la donna e l’auto.
Poco dopo l’arrivo dei pompieri, giunse l’auto della polizia. Insieme ai due agenti c’era anche il commissario Salvatore Mancuso.
(il romanzo prosegue...)

