Clarius è un mondo abitato da molti popoli, tutti differenti fra loro, come molteplici sono gli ambienti che lo caratterizzano.
Kael, il re supremo dei Saliek, governa il suo popolo con forza e determinazione, dimostrando così di non temere nulla. Per lui ogni aspetto della vita pubblica è motivo di ostentazione del suo potere. Ed è per questo che cura con attenzione e orgoglio il suo harem privato, che deve essere vario, disponibile e numeroso.
Nel suo regno, infatti, le donne non hanno libertà di scelta, ma devono sottostare ai desideri degli uomini.
In questa avventura due ragazze, Keelàn e Oba, decidono di fare qualcosa e di far conquistare la libertà alle donne del popolo dei Saliek. Coinvolgendo altri popoli, avvalendosi di strane creature alate, i Vulcanopi, si troveranno a combattere l’una al fianco dell’altra per cambiare per sempre il destino del loro mondo.
Questo romanzo di genere fantastico riesce a rapire il lettore per portarlo in un’avventura meravigliosa.
Kael, il re supremo dei Saliek, governa il suo popolo con forza e determinazione, dimostrando così di non temere nulla. Per lui ogni aspetto della vita pubblica è motivo di ostentazione del suo potere. Ed è per questo che cura con attenzione e orgoglio il suo harem privato, che deve essere vario, disponibile e numeroso.
Nel suo regno, infatti, le donne non hanno libertà di scelta, ma devono sottostare ai desideri degli uomini.
In questa avventura due ragazze, Keelàn e Oba, decidono di fare qualcosa e di far conquistare la libertà alle donne del popolo dei Saliek. Coinvolgendo altri popoli, avvalendosi di strane creature alate, i Vulcanopi, si troveranno a combattere l’una al fianco dell’altra per cambiare per sempre il destino del loro mondo.
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Estratto
Sulla grande terrazza di pietra che si apriva all’entrata del palazzo reale, Kael, re dei Saliek, sedeva sul magnifico trono con al suo fianco due dignitari. Poco più in là, quattro guardie ben armate, due per lato. Sotto, alla fine della grande scalinata, c’era la piazza dove i sudditi ascoltavano i suoi proclami, le nuove leggi e le sentenze.
Alla base della scalinata, inginocchiati nella polvere, si trovavano un uomo vestito miseramente e una giovane al limite dell’adolescenza che conservava ancora le sembianze da bambina. Al loro fianco due guardie tenevano in mano la corda con cui erano legati i polsi dell’accusato.
L’uomo, umilmente prostrato, faccia a terra, frugava nella mente e attingendo al suo modesto vocabolario cercava di preparare le parole più adeguate da dire al re.
La figlia, stringeva un braccio del padre e piangeva.
A un suo cenno, uno dei due consiglieri di giustizia si avvicinò all’orecchio di Kael per spiegare i termini della supplica del ricorrente.
L’uomo, un povero contadino, era stato scoperto dai controllori delle gabelle insolvente della percentuale di prodotto ricavato dal suo appezzamento e dovuta al regno, così come previsto dalla legge.
Quella al suo fianco era una delle figlie, prossima all’età per essere ceduta.
«Dunque cosa chiedi e cosa vuoi dire a tua discolpa», lo apostrofò Kael.
«Oh mio re, il mio raccolto è stato scarso! Non volevo sottrarre quanto dovuto, ho numerosi figli da mantenere e avrei pagato appena possibile, ma non potete togliermi questa figlia. Non manca molto e tra poco avrei potuto venderla a qualche uomo ricco e ricavarne la sicurezza economica per la mia famiglia per un bel po’ di tempo. Anzi, ricevuto il compenso, avrei subito saldato il mio debito con voi!»
Kael era stato ben informato dai suoi emissari e rispose: «Nel tuo magazzino è stato trovato nascosto il corpo del reato, esattamente quanto non consegnato alle guardie della gabella, è un reato grave che potrebbe costarti molto di più, rallegrati che la giustizia si accontenti di tua figlia. Essa, con la vendita al mercato delle schiave ripagherà il danno subito dal regno e la sanzione pecuniaria. Per questa volta ci accontenteremo, il prossimo reato ti costerà la testa e ora vai, prima che abbia a pentirmene e decida di toglierti la vita oltre che la figlia. La sentenza è stata pronunciata!»
L’uomo fu liberato dalla corda e allontanato con la punta delle lance e la figlia tentò di seguirlo urlando: «Padre non lasciarmi!»
Le guardie la strattonarono e legarono i suoi polsi con la medesima corda che aveva legato il padre, che si allontanò senza voltarsi.
La giovane sapeva che il suo destino sarebbe stato quello di finire schiava e concubina nella casa di qualche benestante, di essere merce di scambio per alleviare la povertà della sua famiglia, ma aveva sperato che quel giorno non giungesse mai. Ora, trattenuta in carcere, avrebbe atteso il giorno dell’asta con l’unica speranza di essere comprata da un buon padrone.

