I Re Magi sono un simbolo di ricerca, di viaggio e di fede. La loro storia è avvolta in un misto di tradizione e leggenda che si intreccia con la cultura e la religione di molte civiltà.
Con la sensibilità che distingue le sue opere, Elide Ceragioli riesce a tracciare in modo delicato e convincente il pensiero che porterà i Magi a intraprendere il loro cammino.
Ogni viaggiatore, nel momento di compiere il primo passo verso la meta, già si figura la fine del proprio vagare e spera che tutto si compia nel migliore dei modi.
Ecco, in questo breve racconto, viene celebrata la speranza di chi per ora sa solo con il cuore di compiere un’impresa importante, destinata a concludersi con la realizzazione del sé.
Per meglio comprendere il vero significato di questa opera, sono state aggiunte anche delle note storiche che aiuteranno il lettore più esigente a meglio capire il messaggio racchiuso in queste pagine.
Estratto
La notte stellata ardeva di luci, piano il vecchio si strinse nel mantello.
Scrutava dentro di sé cercando un motivo, una ragione che prolungasse l’esistenza.
La sabbia gelata e pungente gli graffiava le mani. In ginocchio sentiva il buio invaderlo.
Per anni aveva letto, viaggiato, camminato sostenuto da una sola speranza. La profezia era stata per lui alimento, linfa vitale, ora che la vista indebolita gli rimandava un orizzonte sfuocato, l’aveva abbandonata e tutto era troppo faticoso, il respiro, il pensiero.
Joachim aveva una mente eccelsa, conosceva il nome delle costellazioni, gli usi e i costumi di ognuna delle tribù nomadi che percorrevano il deserto, eseguiva calcoli complicatissimi senza apparente difficoltà e parlava molte lingue.
Joachim aveva vissuto la dura disciplina del sapere fin da piccolissimo.
Il suo primo ricordo (ed ora che la vecchiaia dava più nitidezza al passato, gli sembrava quasi di toccare le immagini e di riudire le voci), risaliva ai tre anni. Il maestro gli insegnava i rudimenti del calcolo con un abaco, ricordava l’ampia veste di lino e l’odorato gli rimandava gli effluvi delle spezie. Eppure la profezia era più antica, quasi fosse stato nutrito di quelle parole “..verrà il giorno in cui il cielo sarà illuminato da una gran luce. Là, da oriente...”
Joachim comprendeva solo ora quanto fosse stata importante per lui. Ogni battito del suo cuore era stato ritmato sul tono pacato di quelle parole. Pacatezza! Questa era la caratteristica principale della sua vita, il velo che copriva le sue emozioni. Silenzio e pace e il lento scorrere del tempo in attesa.
Joachim aveva fatto lunghi viaggi sul dorso di villosi cammelli, aveva respirato l’aspro odore delle bestie in calore, il sudore dei corpi sotto il sole. Aveva desiderato una donna, lo ricordava quasi con stupore, dalla pelle ambrata e dalle lunghe ciglia.
Aveva commerciato la sua scienza, venduto il suo sapere, risposto ad interrogativi, fatte diagnosi, decretato sentenze. Aveva stabilito con estrema esattezza in quale punto si doveva scavare il pozzo e quanto sarebbe stato profondo prima di trovare l’acqua, e così l’oasi aveva preso il suo nome.
Quando le membra erano nel loro pieno vigore aveva desiderato correre, incitare la bestia sotto di sé, urlare, lasciare che l’energia fluisse fino all’universo, ma la voce lo aveva trattenuto.
Il nucleo della sua vita era imbrigliato in quelle parole: “verrà una luce, più abbagliante del sole, da oriente, sarà il segno!”
Joachim aveva percorso più volte il deserto, la morbidezza delle dune gli era familiare, conosceva il mutare dei venti, l’asprezza dei silenzi, gli uomini, i loro bisogni.
Era stato al tramonto di un giorno di lungo cammino che aveva raggiunto la carovana di Ben-El, il mercante. Ben-El l’Ittita era un uomo piacevole d’aspetto, fortemente portato per il commercio; riusciva a valutare il valore di uno schiavo o di un sacco di farina prima ancora di pesarlo. Sale, tessuti preziosi, rari amuleti ed erbe medicinali erano il suo carico.
Provava, per “l’uomo che sa”, una sorta di rispetto misto a deferenza, ma anche venato di disprezzo. Non riusciva a comprendere come fosse possibile vivere senza il suo sviscerato, enorme amore per il denaro.
Ben-El il mercante aveva casse piene di oro e di argento, sapeva, svegliandosi al mattino, quanto avrebbe guadagnato durante il giorno, quasi che uno spiritello glielo avesse suggerito durante la notte.
Due carovane che si incontrano nel deserto rappresentano sempre un evento e si forma come un tacito patto di complicità fra gli uomini. La notte, stando intorno ai fuochi, con l’aria tersa e fresca dopo la calura asfissiante del giorno, avviene una metamorfosi: lo schiavo non è più servo e il padrone non è più signore. Il protagonista è il deserto, la sua immensità e la sua cupola di stelle, tanto sfavillanti e vicine, e gli uomini piccoli piccoli, nudi di fronte all’incommensurabile. In una notte così Jochim vide, per la prima volta, il rotolo della profezia.
Ben–El lo aveva estratto dallo scrigno, racchiuso in un cilindro d’argento e avvolto in un panno. “Tu sai decifrare i segni di questa scrittura antica? Mio padre ha comprato questo rotolo molti anni fa e mi ha assicurato che è preziosissimo. – A questo punto abbassò la voce che divenne flebile come un sospiro – Forse c’è indicato il luogo dove si trova un tesoro. Di te posso fidarmi, tu sei così ‘diverso’ - disse sogghignando - leggi ed indicami la strada, saprò ricompensarti.”
“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa” Isaia 11, 1-10
Non furono le parole, ma una forza misteriosa ad attrarre la mano tremante di Joachim verso il rotolo. Con occhi umidi e muovendo appena le labbra leggeva il destino del mondo.
Per quel momento aveva vissuto, ogni battito aveva preparato quel battito, ogni respiro quel respiro. Ben-El il mercante ascoltava e lentamente si accendeva in lui un desiderio nuovo.
“Quando sarà questo? Leggi, leggi ancora.”
Così il vecchio parlò della profezia, della luce che sarebbe venuta e avrebbe indicato il cammino fino al Bimbo. Parlò a Ben-El della profezia e fu come consegnargli la gemma preziosa al centro della sua anima.
Seppe che non avrebbe visto quel giorno, ma un altro avrebbe continuato l’attesa. Moriva e morendo generava un figlio.
Erano passati tanti anni e il corpo di Joachim era polvere nella sabbia. Chissà dove il suo spirito viveva. Il mercante pensava spesso al “Re che sarebbe nato”. Aveva consultato indovini e sapienti: la stella sarebbe venuta da oriente.
Con lo stesso ardore con cui aveva accumulato ricchezze, aveva pregato il cielo. Tornava all’oasi, accanto alla tomba di Joachim, ogni anno, come si va vicino al fuoco per scaldarsi. Pregava un Dio sconosciuto e senza nome e ritrovava vigore. Lasciando che la sabbia scivolasse fra le dita, pensava ai giorni trascorsi, inutili e vuoti, duri come i granelli.
Vide la luce e credette ad un sogno, poi seppe che era vero.
Ritrovò la perduta giovinezza, l’entusiasmo. Capì che la sua vita aveva un senso ed ebbe voglia di correre, mentre la certezza gli esplodeva nella mente e nel cuore.
Si mise in cammino, lo scrigno pieno d’oro non era la cosa più preziosa che portava, ora, finalmente, lo sapeva.

(il romanzo continua...)

ISBN 979-12-985044-6-2
I MAGI
pag. 80
€ 8,50